Scritti di un ubriaco.

Sono pensieri in burrasca, animi in tempesta, desideri in punto di morte.
Selvaggio mi struggo nel dubbio, avido conficco le dita nel vetro; mostruosa è la sete, divina, l’aspettativa.
Ingollo assetato fiumi d’ispirazione, mentre la coscienza, lentamente, mestamente, s’acquieta. Lo spirito corre veloce sul bancone, il gozzo, scatta cieco al passaggio dell’ambrato liquore.
La fiamma s’invigorisce, l’anima s’accresce; la coscienza è assopita.
Barcollo.
Dolce mi è il perdermi tra i meandri del mio spirito, fin troppo a lungo assopito dal placido sostare del mio essere.
La sento. Riesco a sentirla. Il famigliare e dimenticato insistere alla base del cranio, il vigoroso bussare all’apice delle mie tempie.
La sento.
Serpentina s’insinua nelle mie orecchie, brutale, si fionda all’interno delle mie narici, inebriandomi del suo lezzo.
L’ispirazione.
Così sfuggente, così mutevole.
Sorda ai richiami più disperati, ella sceglie i momenti meno propizi, meno aspettati per manifestarsi.
Le luci della città mi scoppiano in viso, esortandomi a vivere la notte, così ricca di vita ed esperienza. Ubriaca d’essere.
Fanciullo la seguo, la rincorro, barcollante tra le sue braccia, bambino tra i suoi seni; rabbioso scaccio la mosca, la mosca che tormentandomi non mi lascia dormire cullato dal moto del mondo. Ma ella batte, sbatte e s’insinua sempre più in profondità: più forte, sempre più forte si fa largo tra i fumi ed i profumi della notte.
Travolto dall’onda dell’ispirazione, boccheggio nella schiuma dell’alcol; fino a che le mie dita non trovano quello che da troppo tempo avevano dimenticato.

Giace per terra, ubriaca e scomposta, sporca e nobile al tempo stesso.
Rapaci le mie dita si chinano a ghermirla, ed il famigliare peso, rende l’arto di nuovo uno.

Ora ho quello che mi serve.
La mosca ha smesso di sbattere.
La bottiglia, vuota, mi inonda d’idee e m’immonda di fantasie.

La penna corre veloce; traccia ghirigori su fogli e cartacce, disegnando un più ampio spettro, un infinito sognare. Mi lascio andare al moto, consumato dalla verve del calamaio; felice.

Scrivo.

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Scrittore. Giornalista. Novellista. Non sono nessuna di queste cose.
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