Barriti Notturni

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Sbarro gli occhi e mi metto seduto sul letto.
<< Cos>> comincia a biascicare l’utero sdraiato di fianco a me, che mi ritrovo già in piedi.
Un barrito selvaggio rompe il placido silenzio mattutino.

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Arrivo alla porta del bagno accompagnato dal riverbero di migliaia di campane celestiali che suonano l’Halleluja, Nostro Signore e Tu scendi dalle stelle. Vedo il paradiso aprirsi dinnanzi a me:  Megan Fox cavalca Katy Perry seduta su di un enorme cesso gigante, Gesù mi saluta dall’angolo bar, Emma Watson fa a cuscinate con la tipa di Big Bang Theory.

Appoggio la mano al pomello, e giro.
Nulla.

Giro con più forza.
Nulla.

Canti gregoriani si elevano dal mio intestino facendomi temere il peggio. Rimango fermo congelato in attesa del verdetto: il mio ano ha resistito.                     

Facendo leva con tutto il mio peso, e cercando di non fare pressione sulla massa di merda che è diventato il mio corpo, ruoto il pomello.

Niente.

Camminando come Cecchi Paone dopo una serata di divertimenti, ritorno dalla bestia.

La massa informe si è rimessa a dormire; unici avvisagli della sua tenue presenza, i 400 decibel che l’essere emette ad ogni respiro. Anni di fiabe Disney non preparano adeguatamente l’uomo a quello che realmente è una donna.

La scuoto lievemente. Niente, Smaug continua a dormire profondamente.
La scuoto leggermente più forte. Nessuna risposta.
<<Amore>> sussurro con voce cherubina, mentre con due dita le sposto delicatamente i capelli dagli occhi. <<Amor>>

Il Krakatoa. L’apocalisse. La fine della vita.
A Vegeta esplode il misuratore di forza, i power ranger cadono in gruppo, da qualche parte i cani cominciano ad abbaiare.
Una fiumana d’imprecazioni mi travolge, e la mia punizione ha inizio: “doveva mettersi col ballerino brasiliano, doveva dare retta a sua madre, doveva sceglierne uno che non mettesse i pantaloni da donna, doveva mollarmi dopo la prima scopata che non era stata un granché, doveva…”

Quando mestrua finisce di muggire su quanto io le impedisca di trovarsi un uomo migliore, mi ritrovo al ritornello “magici e sgargianti, viva i Pokemon“.
Chiudo con il mio angolo felice, e ritorno alla realtà.

<< La porta del bagno non si apre>> gemo io, mentre le mie budella passano da un allegro andante ad un pezzo degli Slayer.

<<Ho chiuso a chiave perché sennò il gatto piscia sul tappetino del bagno>> bela lei.

Per un attimo penso di spiegarle che un gatto non può aprire le porte, e che chiudere a chiave non fosse necessario; ma la sola idea di intavolare un discorso con qualcuno che guarda Geordie Shore mi fa sudare il sudore. Desisto e vado avanti.

<<E dov’è la chiave?>> Le chiedo.
<<Nel cassetto all’entrata.>>
<<Quale casset>>

Un’occhiata mi fa capire che il tempo dei discorsi è finito. Lascio mestruo nel mio letto con le mie coperte, i miei cuscini ed il mio orgoglio.

AHAHAHA ORGOGLIO.

AHAHHAH UN UOMO FIDANZATO CON ORGOGLIO AAHAHAHA

Ripercorro il corridoio con camminata uso cowboy, lasciandomi dietro sentore di morte e putrefazione. Ad ogni scorreggia il mio culo fatica sempre di più a richiudere l’ano.
Stordito dagli effluvi mefitici, riesco ad arrivare al mobile all’entrata di casa.

Apro il cassetto, e quello che mi si para davanti è la materializzazione della mia vita scellerata.

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Più chiavi di quelle che Harry Potter si ritrova nel primo film. Più chiavi di quelle di Rocco Siffredi. Più chiavi di tutte le porte di casa.

Mi giro a guardare verso il corridoio, scrutando l’anfratto dove la Cosa
sta dormendo, meditando se pronunciarne il nome. Di supplicarne l’aiuto.
Ripensandoci, mi accorgo di non voler ancora morire.

Prendo tutte le chiavi tra le braccia e mi dirigo verso il bagno.

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Provo la prima.
Non entra.

Provo la seconda.
Non gira.

Provo la terza.
Mi manda a fanculo.

Provo la quarta. Quella che sembra proprio la chiave di casa di Gianluca. Che è anche smaltata di rosso, come quella di casa di Gianluca.
Non gira.

Il mio intestino ha un sussulto. Intorno a me comincio a sentire “I Dont Want to Miss a Thing” degli Aerosmith.

Prendo in mano una chiave a caso dal mazzo e la impugno con furia visigota. Alzandola sulla mia testa ed invocando il potere di Greyskull, la inserisco nella serratura.

CLACK
*SFRAAAAAAAAA*

*FRAAAAHHHHHHHHHH*

*PRRRRRRTTTT*

*PRTZ*

Dopo 30 interminabili secondi, la “z” finale segna la chiusura del mio ano.

Apro la porta del bagno e lascio entrare il gatto, che prontamente deposita la sua merda sul tappetino.
Lo accarezzo e sorrido. Tale e quale al padrone.

Mi rimetto a letto.
Quando la donna si accorge di quello che l’aspetta davanti alla porta del bagno, due ore dopo, mi rigiro nel mio giaciglio, sorridendo, conscio che questo è un buon posto dove morire.

Perché qui nessuno è più in gamba di me con la mia sfera Pokè

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Informazioni su benzodiazepin

Scrittore. Giornalista. Novellista. Non sono nessuna di queste cose.
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2 risposte a Barriti Notturni

  1. Pingback: Barriti Notturni | OdeAlDisagio

  2. benzodiazepin ha detto:

    L’ha ribloggato su OdeAlDisagioe ha commentato:

    Post 31 dicembre.

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